Il nuraghe simbolo della Sardegna

Il nuraghe è una torre megalitica tronco-conica, a base circolare, costruita con grandi massi poggiati l’uno sull’altro secondo una disposizione concentrica che va restringendosi. Inizialmente si era ipotizzato che si trattasse di fortezze ma, soprattutto nei primi secoli, le popolazioni nuragiche non avevano dovuto temere l’attacco di popoli ostili.

Su Nuraxi a Barumini: patrimonio Unesco

Su Nuraxi a Barumini è il sito nuragico più conosciuto al mondo, e anche uno dei più studiati e visitati. Dal 1997 è iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Scoperto nel 1951 dal professor Giovanni Lilliu, archeologo sardo di fama internazionale e Accademico dei Lincei, Su Nuraxi, o meglio, il Villaggio nuragico di Su Nuraxi, è un insediamento umano dell’età nuragica. Cresciuto intorno a un nuraghe quadrilobato, con un bastione di quattro torri angolari più una centrale, risale al XVI-XIV secolo a.C.
La parte più antica del nuraghe è costituita da una torre centrale di blocchi di basalto con tre camere sovrapposte, per un’altezza di circa 20 metri. Successivamente vennero edificate attorno alla torre centrale quattro torri unite tra loro da un muro con un ballatoio superiore, che si affacciano su un cortile interno in cui era presente un pozzo.
Vi erano porte e finestre, per la prima volta utilizzabili, e caratterizzate da architravi più grossi per evitare rotture centrali della struttura. Attorno al nuraghe, dall’età del Bronzo in poi, vennero costruite con grosse pietre murate a secco, una cinquantina di capanne in cui abitava la popolazione.
Non è ben chiara la funzione di questo nuraghe, ma le teorie più accreditate ritengono che la parte più antica del nuraghe fosse destinata ad uno scopo religioso, o sede del capo villaggio, mentre le torri aggiunte erano più probabilmente destinate a scopo difensivo e di magazzino.

Santu Antine, la Reggia di Torralba

Nel territorio di Torralba, nelle regioni Logudoro e Meilogu, si può visitare una delle più importanti fortezze nuragiche della Sardegna, il nuraghe di Santu Antine, una struttura trilobata piuttosto complessa e le cui parti furono costruite in periodi diversi, a partire dall’età del Bronzo medio. La zona è stata definita Valle dei Nuraghi in quanto tra i comuni di Torralba, Giave, Bonorva e Cheremule, sono stati rinvenuti, oltre che numerose domus de janas, una trentina di nuraghi e dieci tombe dei giganti; tra questi il più imponente è appunto il nuraghe di Santu Antine.
La torre principale è costruita da grossi blocchi di basalto murati a secco, e raggiunge un’altezza di circa 18 metri; si accede attraverso un ingresso rettangolare verso un andito in cui si aprono la scala che porta ai piani superiori, e un corridoio illuminato da feritoie, che attornia la camera centrale.
Con la scala si arriva al primo piano in cui vi sono una camera centrale provvista di sedile e due nicchie, e al secondo piano dove è presente un profondo ripostiglio a pozzo. Un’altra rampa ormai crollata, conduceva al terrazzo.
Davanti al nuraghe sono visibili ancora oggi 14 capanne disposte in modo irregolare, ma si suppone che in origine fossero molte di più. In alcune di esse vi sono ancora sedili, focolari, tramezzi, nicchie che fanno ipotizzare l’uso di ciascuna: abitazioni, laboratori, sale per riunioni, magazzini.
In alcune strutture sono stati ritrovati degli ambienti costruiti sopra le preesistenti capanne, con muri rettilinei e malta, segno di un insediamento di età romana, stanziatosi tra il I sec. a. C. e il IV sec. d.C.

Storia delle ricerche

Il sito fu scavato dal Taramelli nel 1935, successivamente vennero effettuati altri interventi ma rimane ancora completamente interrata una buona parte del villaggio.

Come arrivare

Dalla SS 131 in direzione Sassari si svolta per Torralba. Si procede nella direzione opposta al paese, e procedendo verso la stazione dopo poche centinaia di metri si scorge il nuraghe sulla destra.

 

Il santuario nuragico Su Romanzesu a Bitti

Nel Nuorese è presente il villaggio nuragico di Su Romanzesu (XIII-IX sec. a.C.), nome dato per il ritrovamento di numerose testimonianze del passaggio dei Romani tra il II e il III secolo d.C., situato nel territorio di Bitti.
E’ uno dei più importanti complessi nuragici della Sardegna con un centinaio di capanne, cinque edifici di culto, un tempio a pozzo costruito nella roccia e dal quale sgorga acqua sorgiva, e quattro templi a megaron costruiti in granito locale.
Un corridoio a gradoni e alcuni menhir, collegano il pozzo con una grande vasca circolare gradonata forse destinata alle purificazioni.
Poco distanti dal pozzo vi sono i 4 templi a megaron, alcuni con sedili e  banconi per offerte (sono stati ritrovati un migliaio di ciottoli di quarzo che confermerebbero la funzione rituale del sito).
Tra le capanne circolari del villaggio,  ve ne sono alcune più ampie con banconi e sedili, nicchie e suddivisioni interne, che ricordano le capanne delle riunioni di altri villaggi nuragici dell’isola. Le ceramiche restituite dalle capanne testimoniano un primitivo impianto dell’abitato nelle fasi evolute del Bronzo medio.

Storia delle ricerche

I primi scavi nel sito furono effettuati dal Taramelli nel 1919 che scoprì il pozzo sacro. A partire dagli anni ’80 del Novecento ripresero le indagini sistematiche ad opera di Maria Ausilia Fadda.

Come arrivare

Dalla SS 131 in direzione Nuoro, si arriva a Bitti. Si entra dentro il paese e si prosegue per Buddusò fino al km 54,200, si svolta a sinistra e si seguono le indicazioni per l’area archeologica.

Nuraghe Losa ad Abbasanta: tra i più visitati

Il nuraghe Losa, situato nel territorio di Abbasanta in Provincia di Oristano, è uno dei più noti sia per l’architettura nuragica che per le raffinate tecniche murarie adoperate. E’ edificato con blocchi di basalto, costituito da un torrione o mastio e da un bastione trilobato protetto da mura di cinta e include tracce di alcune capanne circolari e di una tomba di giganti.
Due delle torri sono dotate, come la cortina di raccordo, di numerose feritoie, fatto che dimostra la funzione difensiva della struttura.
Vicina all’ingresso del bastione, si trova una capanna circolare con due ingressi, nicchie e feritoie e al suo interno è stato rinvenuto un pilastrino di trachite per un probabile scopo rituale dell’ambiente.
Il mastio immette in un corridoio che porta alla tholos, integra, circolare e dotata di 3 nicchie; nel corridoio vi è l’accesso alla scala a spirale che porta al vano superiore.
Il complesso è stato costruito in diverse fasi: il mastio tra il XV e XIII sec. a.C. , mentre il bastione e le cinta murarie tra la metà del XIII e fine del XII sec. a.C..
Fu abitato fino alla prima età del Ferro e nelle epoche successive, anche a scopo funerario, fino al VII-VIII sec. a.C.

Gli scavi archeologici

I primi scavi del sito, condotti da Filippo Vivanet supportato da Filippo Nissarda, iniziarono nel 1890 e portarono alla luce il bastione.
Nel 1915, Antonio Taramelli realizzò una nuova campagna di scavi restituendo alla luce nuove strutture ed il villaggio attiguo. Negli anni cinquanta Giovanni Lilliu analizzò i reperti recuperati dagli scavi precedenti.
Negli anni 70 Ferruccio Barreca realizzò una ulteriore campagna di scavi e gli interventi di restauro necessari, rendendo accessibile al pubblico il monumento.
Dal 1989 al 1994 sono state effettuati ulteriori studi sul mastio ed il bastione.

Come arrivare

Costruito a 304 m. s.l.m. su una pianura di roccia basaltica non molto distante dal centro abitato del comune di Abbasanta, è ben riconoscibile viaggiando lungo la SS 131 Cagliari – Sassari presso l’incrocio con la strada SS 131 bis per Nuoro – Olbia. In prossimità del nuraghe Losa sono presenti anche i resti parzialmente rovinati di una tomba dei giganti.

 

Villanovaforru, complesso nuragico Genna Maria

Il complesso nuragico di Genna Maria costituisce uno dei principali motivi di interesse in uno dei maggiori poli d’attrazione della Marmilla.
La struttura si compone di un bastione trilobato che racchiude la torre originaria costruita forse nel Bronzo medio (XV sec. a.C.), di un antemurale esagonale e di un villaggio circostante.
Nella torre vi è una camera senza vani ulteriori e di diametro interno assai ridotto rispetto a quello esterno. Successivamente, presumibilmente agli inizi dell’età del Bronzo recente, la torre venne attorniata da un bastione di quattro torri dotate di feritoie. Al centro un piccolo cortile interno che ospitava un pozzo parzialmente scavato nella roccia viva.
Il complesso nuragico venne abitato già dall’età del Bronzo medio, anche se in epoca successiva vennero costruite abitazioni sopra le vecchie capanne; le nuove abitazioni sono residenziali e funzionali ai bisogni del nucleo familiare, dalla preparazione e consumazione dei cibi al riposo e alle piccole attività artigianali. Lo testimoniano i numerosi reperti ritrovati nel sito: vasi, brocche, sassole, caldaie, coppe di cottura, macine, grani di cereali, ghiande, un frammento di pane carbonizzato, ossa di bue e di altri animali.
Il mastio ed il cortile del nuraghe vennero riutilizzati in epoche successive a scopo religioso.
I materiali provenienti dagli scavi di Genna Maria sono esposti presso il museo archeologico di Villanovaforru.